Spettacoli • Cinema

Al Lido scatta l'ora dei siciliani

by Alessandro Rais
September 03 2010 08:55
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Mentre oggi  (rispettivamente in apertura e in chiusura di giornata) sarà la volta di due film italiani fra i più attesi della Mostra, che guarda caso sono proprio i siciliani “I baci mai dati” di Roberta Torre” e “Malavoglia” di Pasquale Scimeca (entrambi finanziati dall’APQ Cinema, Cinesicilia  e Film Commission della Regione Siciliana nella “vecchia gestione” intestata all’Assessorato Beni Culturali), anche ieri due interessanti film italiani hanno fatto molto discutere qui a Venezia: i film di Antonio Capuano e Ascanio Celestini.

Come già avevo anticipato nei giorni scorsi, ho scelto di non parlarvi da Venezia  dei  film stranieri che vengono distribuiti  in contemporanea nelle sale di tutta Italia, sostenuti da un apparato distributivo potente,  e dei quali potrete farvi un’dea  voi  stessi scegliendo eventualmente  di andarli a vedere in un cinema  “sotto casa”. Perciò non appesantirò  queste cronache festivaliere con alcuna digressione su “Somewhere” di Sofia Coppola o su “Miral” di Julian Schnabel ad esempio, evitando così di fare da grancassa pubblicitaria alle case di distribuzione (rispettivamente Medusa e Eagle): questi due film  già da oggi sono in programmazione anche a Palermo e su queste pagine elettroniche potranno serenamente essere oggetto di normale recensione.

Raccontando un Festival, anche se ovviamente “percepito” in modo assai personale, preferisco invece soffermarmi su quei film che vengono mostrati  sugli schermi veneziani in anteprima (o in esclusiva), e che magari avranno qualche chance in più di essere distribuiti nel circuito delle sale cinematografiche proprio grazie a questo “passaggio” festivaliero.

Come ad esempio – ma non soltanto –  certo cinema italiano: quel cinema italiano che quest’anno al Lido ha aumentato numericamente le sue presenze in modo sensibile.

Nella sezione “Giornate degli autori” è passato “L’amore buio” di Antonio Capuano (forse esce al cinema anche questo, ma non in tutte le città italiane). Film che si apre con un quarto d’ora davvero folgorante, di puro entusiasmo visivo che da solo varrebbe l’intero film. Colore estremamente saturo, sonoro “survoltato” e spesso antinarrativo, montaggio  fortemente espressivo  che incastona fermi-immagine, sfocature  e pesanti sbavature ottenute con gli effetti speciali, parlato napoletano quasi del tutto incomprensibile che fa da connessione emotiva più che da collante logico fra le immagini,  per raccontare una  calda e febbrile giornata estiva di un gruppo di ragazzi “dei quartieri” napoletani, che culmina in una bravata notturna e in una violenza di gruppo. A questo punto  appaiono i titoli di testa: da cui  apprendiamo che la fotografia è di Tommaso Borgstrom, le musiche di Pasquale Catalano, il montaggio di Giogiò Franchini, mentre sceneggiatura e regia le firma insieme lo stesso Capuano. Purtroppo il resto del film non regge: la sceneggiatura cede e la recitazione dei due personaggi femminili principali fa acqua pesantemente. Ma Capuano, da par suo, ci prova, e riesce comunque a darci un film che trasuda costantemente la voglia di fare un cinema non scontato, di raccontare sentimenti e psicologie “divergenti”, di proporci un Paese e un cinema “non riconciliati”. Non è poco!E Capuano è tra i pochissimi a riuscire ancora a farlo in questo smandrappatissimo mondo che è il cinema italiano. Di più: nel film  un piccolo cameo di una davvero brava Valeria Golino, e ultima apparizione sul grande schermo, da attore, del grande regista Corso Salani recentemnente scomparso, alla cui memoria la proiezione veneziana è stata dedicata, con un lungo lungo applauso che l’ha preceduta.

L’altro italiano, questa volta in concorso, era “La pecora nera” di Ascanio Celestini. Un bel film tutto sommato, il cui principale difetto però è quello di essere “troppo Celestini”: ovvero di costringersi – soprattutto nella prima parte, quando ancora non ha preso il volo narrativo – nel cliscè del racconto e della voce (della “phonè”, si potrebbe dire) dello scrittore-drammaturgo-attore che ben conosciamo, e che ha saputo creare, fra teatro e televisione, un “canone” molto personale, certo bello e intrigante, ma estremamente connotato e riconoscibile. Che qui appunto, in questa sua prima prova cinematografica che ha scelto un cinema di parola, forse troppo simile al suo teatro di parola, rischia fin dalle prime battute di apparire la riproposizione di un cliscè.

Poi fortunatamente comincia a risaltare la bella fotografia del palermitano Daniele Ciprì (che a Celestini deve aver fornito più di un “sostegno” tecnico in questo suo film d’esordio) e poi soprattutto la macchina narrativa della “Pecora nera” comincia a sciogliersi, e la sua poeticità aspra ma calda comincia a sprigionarsi per intero, ben supportata da Giorgio Tirabassi e Maya Sansa, accanto allo stesso regista  nel “leading role”. Davvero niente male come opera prima: ma per l’opera seconda bisognerà inventarsi qualcosa di maggiormente diverso dal… “cinema alla Celestini”.

Scivolone pesante, infine, quello dell’altro film in concorso ieri, il francese “Happy few” (ovvero “I pochi felici” o qualcosa di simile) di Antony Cordier, che propone con un racconto delicato e mai volgare, la banalissima storia del sesso e poi forse anche dell’amore “incrociato” di due giovani coppie, vissuto con allegria e serenità, anche oltre le prevedibili difficoltà di gestione (a cominciare dai figli), ma destinato ad essere troncato quando paure e insicurezze finiscono per prendere il sopravvento. E’ vero: in Italia nessuno avrebbe mai saputo (e forse potuto) fare un film così, ma adesso che in Francia l’hanno fatto,  ci pare davvero che non ci siamo persi molto.

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Anonimo 04 settembre 2010   10:50

Hai errarto nella interpretazione del mio commento.

Auguro fortemente che Rais torni alla Film Commission. L'errore commesso è stato quello di toglierlo dall'incarico.

Mi sembra di essere stata chiara.

 

Giorgia Butera

Anonimo 03 settembre 2010   22:06

grande critico del cinema, grande presenza alla film commission (e se ne sente piuttosto la mancanza data la sua ALTA serietà), ma soprattutto grande persona ALESSANDRO RAIS, articolo delicato ed intelligente, come purtroppo pochi ormai sanno scrivere. Riguardo ai due commenti postati sotto, siamo molto tristi nel riconoscere che ad oggi ci sono ancora persone molto sofferenti per i successi degli altri.

BELLISSIMO ARTICOLO ALESSANDRO!

CON INFINITA STIMA.

Anonimo 03 settembre 2010   19:32

Auguro ad Alessandro Rais, il ritorno alla gestione della Film Commision Regionale.

La Sicilia del Merito deve guardare in faccia la realtà ed, accorgersi degli errori commessi.

 

Giorgia Butera

Anonimo 03 settembre 2010   15:32
L'utente ha risposto al commento anonimo del 03 settembre 2010. Visualizza »

gentile signor Raids, anche se la sua analisi è pensata e ragionata, in un articolo non si dovrebbe usare la prima persona! a meno che...... ma siccome....

grazie! 

tanto lo so che la redazione mi censura il commento! non dovreste censurarlo, e?

 

 

 

 

 

Gentile anonimo lettore o anonima lettrice, come vede la redazione non censura nulla, e i Suoi timori sono infondati.

Quanto alla Sua osservazione, fatto salvgo un retrogusto acido che preferisco ignorare, si tratta soltanto di un'opinione, che come tale rispetto: anche se la rispetterei molto più volentieri se fosse firmata, ma oggi mi senti generoso...

Venendo poi al merito, ritengo odioso il plurale "maiestatis" e spesso ridicolo l'impersonale. Viceversa trovo giusto da parte di un critico assumersi direttamente, anche nella forma che utilizza, la responsabilità delle sue opinioni. Dunque la prima persona, nell'uso che ne ho fatto, è intesa come ulteriore forma di rispetto per il lettore. Fermo restando che i lettori sono tanti, e molti possono non concordare nella sostanza di ciò che viene scritto, o anche nella forma, come appunto fa Lei.

Basta poterne discutere. E queste pagine alla discussione restano sempre aperte!

Cordialmente.

ALESSANDRO RAIS

Anonimo 03 settembre 2010   12:38

gentile signor Raids, anche se la sua analisi è pensata e ragionata, in un articolo non si dovrebbe usare la prima persona! a meno che...... ma siccome....

grazie! 

tanto lo so che la redazione mi censura il commento! non dovreste censurarlo, e?